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Dapagliflozin ha ridotto significativamente il rischio di morte cardiovascolare o peggioramento dell’insufficienza cardiaca

 30 agosto 2022 – I risultati dello studio di Fase III DELIVER hanno mostrato come dapagliflozin abbia ridotto significativamente il composito di morte cardiovascolare (CV) o peggioramento dell’insufficienza cardiaca nei pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione (EF) lievemente ridotta o preservata, rispetto a placebo. I risultati sono stati presentati al Congresso 2022 della European Society of Cardiology (ESC) a Barcellona, Spagna, e pubblicati contestualmente sul The New England Journal of Medicine1.

Dapagliflozin ha ridotto l’outcome composito di morte cardiovascolare o peggioramento dell’insufficienza cardiaca del 18% [p<0.001, 16,4% nel gruppo dapagliflozin e 19,5% (riduzione del rischio assoluto [ARR] 3,1%) nel gruppo placebo ad un follow-up mediano di 2,3 anni]. Tutte le singole componenti hanno contribuito alla superiorità dell’endpoint primario. I risultati sono stati coerenti nei principali sottogruppi esaminati ed estendono i benefici di dapagliflozin all’intero spettro di pazienti con insufficienza cardiaca indipendentemente dal valore della frazione di eiezione ventricolare sinistra (LVEF). I risultati dello studio hanno inoltre mostrato un beneficio sui sintomi riportati dai pazienti, misurati attraverso il punteggio della sintomatologia del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire (KCCQ)1. Inoltre è stata confermata la sicurezza dell’utilizzo di dapagliflozin anche in questa popolazione di pazienti non essendoci state differenze tra dapagliflozin e placebo per quanto riguarda gli eventi avversi.

Il Prof. Michele Senni, Direttore della Cardiologia 1 e del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Professore di Cardiologia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha commentato: “I risultati dello studio DELIVER rappresentano un importante passo avanti nel trattamento dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca a frazione di eiezione lievemente ridotta o preservata. Tali condizioni, presenti in oltre la metà dei pazienti con insufficienza cardiaca, sono attualmente caratterizzate da un importante bisogno clinico insoddisfatto, principalmente legato alla scarsità di trattamenti farmacologici ad oggi disponibili. In tale ottica, i risultati così consistenti dello studio DELIVER sono importanti sia perché dimostrano con chiarezza l’efficacia di dapagliflozin, sia perché rafforzano le più recenti linee guida internazionali, che supportano un più ampio utilizzo degli inibitori di SGLT2 nella pratica clinica.”  

“Non bisogna infatti dimenticare – continua il Professor Senni – che, oltre ai benefici per il trattamento dell’insufficienza cardiaca, la classe degli SGLT2i ha già mostrato evidenti effetti protettivi per ciò che concerne due patologie croniche spesso ad essa correlate, quali la malattia renale e il diabete mellito di tipo 2. Tali multipli benefici, alla luce della visione omnicomprensiva e olistica fortemente auspicata dalla Comunità Scientifica, ne raccomandano sicuramente l’impiego in un’ampia fascia dei nostri pazienti”.

 Le più recenti linee guida sull’insufficienza cardiaca raccomandano attualmente gli inibitori del co-trasportatore di sodio-glucosio tipo 2 (SGLT2) come dapagliflozin per il trattamento dell’insufficienza cardiaca con frazione di eiezione lievemente ridotta (HFmrEF) e con frazione di eiezione preservata (HFpEF)2.

Lo studio DELIVER è stato disegnato con criteri di inclusione più ampi rispetto agli studi precedenti in questa popolazione di pazienti, arruolando anche pazienti ricoverati in ospedale o recentemente dimessi, oppure quelli con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ventricolare sinistra migliorata, per i quali la terapia basata sulle evidenze è limitata2. Questi risultati si aggiungono a quelli riportati precedentemente nello studio DAPA-HF, il primo studio con un inibitore degli SGLT2 sugli outcome dell’insufficienza cardiaca che ha dimostrato una significativa riduzione della mortalità, fornendo ulteriori evidenze a favore dell’utilizzo di dapagliflozin come terapia di base per i pazienti con insufficienza cardiaca, indipendentemente dalla frazione di eiezione.

Lo studio di Fase III DELIVER ha confermato il già noto profilo di sicurezza e tollerabilità di dapagliflozin.

 

Note per i redattori

Informazioni sull’insufficienza cardiaca

L’insufficienza cardiaca è una malattia cronica che peggiora nel tempo3. Colpisce circa 64 milioni di persone in tutto il mondo ed è associata a gravosi effetti in termini di morbilità e mortalità4,5. L’insufficienza cardiaca cronica è la causa principale di ospedalizzazione nelle persone con età superiore ai 65 anni e costituisce un significativo onere clinico ed economico6. Ci sono diverse categorie di insufficienza cardiaca classificate in base alla frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF), ossia la misurazione della percentuale di sangue che fuoriesce dal cuore ogni volta che esso si contrae. Tra queste ritroviamo: HFrEF (LVEF minore o uguale al 40%), HFmrEF (LVEF 41-49%) e HFpEF (LVEF maggiore o uguale al 50%)2. Circa la metà dei pazienti con scompenso cardiaco presenta HFmrEF o HFpEF, condizioni cliniche con opzioni terapeutiche limitate2,7.

Informazioni sullo Studio DELIVER

Lo Studio DELIVER è uno Studio internazionale di Fase III, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, a gruppi paralleli, event-driven, disegnato per valutare l’efficacia di dapagliflozin rispetto al placebo nel trattamento dei pazienti affetti da insufficienza cardiaca con LVEF maggiore del 40%, indipendentemente dalla presenza di diabete mellito di tipo 2. Dapagliflozin è stato somministrato una volta al giorno in aggiunta alla terapia di base (la terapia standard [SoC] a livello locale per tutte le comorbidità, incluse diabete e ipertensione, con l’eccezione dell’utilizzo concomitante di un altro inibitore del co-trasportatore di sodio e glucosio di tipo 2)8. Con 6.263 pazienti arruolati8,9, DELIVER è ad oggi il più grande studio condotto su pazienti con scompenso cardiaco con LVEF superiore al 40%.

L’endpoint composito primario è stato definito come il tempo di comparsa del primo evento di morte cardiovascolare, ospedalizzazione per insufficienza cardiaca (hHF) o necessità di visita urgente per insufficienza cardiaca. L’endpoint composito secondario includeva il numero complessivo degli eventi di scompenso cardiaco (hHF o visita urgente per HF) e morte cardiovascolare, il cambiamento rispetto al basale nel punteggio totale della sintomatologia del Kansas City Cardiomyopathy Questionnaire a otto mesi, il tempo di comparsa di un evento di morte cardiovascolare e il tempo di comparsa di un evento di morte per tutte le cause8.

 Informazioni su dapagliflozin

Dapagliflozin è un farmaco appartenente alla classe degli inibitori selettivi del co-trasportatore renale di sodio e glucosio (SGLT2) e richiede una mono somministrazione giornaliera orale. Studi clinici hanno dimostrato l’efficacia di dapagliflozin nel prevenire e ritardare la malattia cardiorenale, proteggendo allo stesso tempo questi stessi organi – un risultato importante date le interconnessioni esistenti tra cuore, reni e pancreas10-12. Una patologia a carico di uno di questi organi può causare un danno per gli altri apparati, contribuendo allo sviluppo di alcune tra le principali cause di morte a livello globale, come ad esempio il diabete mellito di tipo 2 (T2D), l’insufficienza cardiaca (HF) e la malattia renale cronica (CKD)4,13-15.

In Europa, dapagliflozin è indicato in pazienti adulti e bambini dai 10 anni di età in su, non adeguatamente controllati per il trattamento del diabete mellito di tipo 2 in aggiunta alla dieta e all’esercizio. In questo setting il farmaco è indicato in monoterapia, quando l’impiego di metformina è ritenuto inappropriato a causa di intolleranza oppure in aggiunta ad altri medicinali per il trattamento del diabete di tipo 2. Inoltre, dapagliflozin ha anche ricevuto l’indicazione, negli adulti per il trattamento dell’insufficienza cardiaca cronica sintomatica con frazione di eiezione ridotta (HFrEF) e per il trattamento della malattia renale cronica (CKD) sulla base dei risultati degli studi di Fase III DAPA-HF e DAPA-CKD.

DapaCare è un solido programma di studi clinici disegnati per valutare i potenziali benefici di dapagliflozin nella protezione CV, renale e d’organo. Include più di 35 studi di fase IIb/III completati e in corso su oltre 35.000 pazienti, oltre ad una ampia esperienza di più di 2,5 milioni di pazienti trattati per anno. Dapagliflozin è attualmente in fase di sperimentazione nello studio di Fase III DAPA-MI – il primo studio randomizzato controllato, condotto su pazienti senza DMT2, che hanno avuto un infarto miocardico acuto recente.

Informazioni sull’impegno di AstraZeneca nelle malattie cardiovascolari, renali e metaboliche (CVRM)

Le malattie cardiovascolari, renali e metaboliche rappresentano una delle principali aree terapeutiche di AstraZeneca e un fondamentale driver di crescita per l’azienda. Riconoscendo i bisogni clinici non soddisfatti e le sfide che milioni di pazienti nel mondo devono affrontare per convivere con queste patologie interdipendenti, AstraZeneca è impegnata nel comprendere come queste malattie interagiscano e si influenzino a vicenda e come possano essere trattate contemporaneamente. L’azienda sta lavorando sui molteplici disturbi associati al rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche, con l’obiettivo di ridurre morbilità, mortalità e danni agli organi grazie a terapie innovative. La nostra ambizione è quella di modificare o interrompere il corso naturale delle malattie CVRM e potenzialmente rigenerare gli organi e ripristinarne la funzione, continuando a fornire una scienza trasformativa che implementi le pratiche di cura e la salute cardiovascolare per milioni di pazienti in tutto il mondo.

Note bibliografiche

  1. Solomon S, et al. Dapagliflozin in Heart Failure with Mildly Reduced or Preserved Ejection Fraction. N Engl J Med 2022
  2. Heidenreich PA, Heidenreich PA, et al. 2022 AHA/ACC/HFSA Guideline for the Management of Heart Failure: A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Joint Committee on Clinical Practice Guidelines Originally published 1 Apr 2022 https://doi.org/10.1161/CIR.0000000000001063 Circulation. 2022;145:e895–e1032”
  3. Cleveland Clinic [Internet]. Heart failure; [cited 2022 Jul 26] Available from: https://my.clevelandclinic.org/health/diseases/17069-heart-failure-understanding-heart-failure
  4. Vos T, et al. Global, regional, and national incidence, prevalence, and years lived with disability for 328 diseases and injuries for 195 countries, 1990–2016: A systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2016. Lancet2017; 390(10100):1211–59.
  5. Mozaffarian D, et al. Heart disease and stroke statistics—2016 update. Circulation. 2016; 133(4):e38–360.
  6. Azad N, et al. Management of chronic heart failure in the older population. J Geriatr Cardiol. 2014; 11(4):329–37.
  7. Dunlay SM, et al. Epidemiology of heart failure with preserved ejection fraction. Nat Rev Cardiol2017;14(10):591–602.
  8. Solomon SD, et al. Dapagliflozin in heart failure with preserved and mildly reduced ejection fraction: rationale and design of the DELIVER trial. Eur J Heart Fail2021; 23(7):1217–25.
  9. gov [Internet]. Dapagliflozin Evaluation to Improve the LIVEs of Patients With Preserved Ejection Fraction Heart Failure; [cited 2022 Jul 26]. Available from: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03619213.
  10. McMurray JJV, et al. Dapagliflozin in patients with heart failure and reduced ejection fraction. N Engl J Med 2019; 381(21):1995–2008.
  11. Heerspink HJL, et al. Dapagliflozin in patients with chronic kidney disease. N Engl J Med2020; 383(15):1436–46.
  12. Wiviott SD, et al. for the DECLARE-TIMI 58 Investigators. Dapagliflozin and cardiovascular outcomes in type-2 diabetes [article and supplementary appendix]. N Engl J Med 2019; 380(4):347–57.
  13. Mayo Clinic [Internet]. Heart failure, 2020; [cited 2022 Jul 26]. Available from: https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/heart-failure/symptoms-causes/syc-20373142.
  14. Centers for Disease Control and Prevention (CDC) [Internet]. A snapshot: Diabetes in the United States, 2020; [cited 2022 Jul 26]. Available from: https://www.cdc.gov/diabetes/library/socialmedia/infographics/diabetes.html.
  15. National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) [Internet]. Heart disease & kidney disease, 2016; [cited 2022 Jul 26]. Available from: https://www.niddk.nih.gov/health-information/kidney-disease/heart-disease.

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