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AIOM: Coronavirus, “Uguali precauzioni per i pazienti oncologici”

Roma, 26 febbraio 2020 – I pazienti colpiti dia tumore, sottoposti a terapie oncologiche, hanno le difese immunitarie più basse rispetto al resto della popolazione. Sono quindi più esposti a rischio di infezione. Anche di coronavirus certo, ma non in maniera particolare. È giusto quindi adottare le necessarie cautele ma non fomentare inutili allarmismi. Le regole sono quelle che valgono per tutti, da seguire però con un filo di attenzione in più: lavare spesso le mani e ridurre la presenza in ambienti affollati. A evidenziarlo è Giordano Beretta, presidente dell’Aiom, Associazione italiana di oncologia medica. “Niente ansia nel modo più assoluto – evidenzia Beretta- anche per i malati oncologi pur essendo soggetti a rischio. Per quanto riguarda le notizie sui decessi di pazienti con tumore, occorre considerare che avevano una certa età e magari una malattia in stadio avanzato. E può darsi che sarebbero morti per la loro patologia: non lo sappiamo perché non conosciamo la storia clinica”. Per l’esperto “le mascherine proteggono più dall’infettare altri che dall’infettarsi: se si hanno globuli bassi particolarmente bassi per prudenza si può metterla, ma non è qualcosa che aiuta in maniera particolare”. Le uniche che fermano il virus sono quelle col filtro, che non ha senso però impiegare al di fuori di situazioni particolari. Il consiglio di Beretta è seguire le indicazioni del Ministero della Salute e ricordare sempre che “la terapia può sospenderla solo il medico, è lui a valutare, ma ad esempio con febbre alta conviene telefonare e mettersi d’accordo per effettuare le terapie un altro giorno, piuttosto che esporsi al fatto che nell’ambiente ospedaliero girano più germi”. “La cosa migliore – aggiunge – è affidarsi al proprio oncologo e per sintomi banali al proprio medico di medicina generale”, tenendo presente che se non si fanno trattamenti intensi o non si è avanti negli anni il rischio non è particolarmente elevato. Chi ha avuto il tumore ed è in fase di stazionarietà della malattia, piuttosto che controllo della stessa o assenza perché operato radicalmente o guarito, non corre rischi maggiori di quelli di chiunque altro.