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Tumore della prostata: circa 10.000 casi ogni anno sono poco aggressivi

Roma, 18 aprile 2019 – Ogni anno in Italia circa 10.000 uomini colpiti da tumore alla prostata presentano una neoplasia di ridotte dimensioni e scarsa aggressività. Tutti questi pazienti potrebbero essere sottoposti a sorveglianza attiva che prevede di monitorare la malattia attraverso esami specifici e controlli periodici, in alternativa alle terapie radicali. Con importanti risparmi anche per il servizio sanitario nazionale. “Nel nostro Paese ancora troppi uomini con un carcinoma prostatico ricevono cure che possono avere severi effetti collaterali a carico della sfera sessuale, urinaria e rettale – afferma il prof. Riccardo Valdagni, Past President della Società Italiana di Urologia Oncologica (SIUrO). -. La sorveglianza attiva rappresenta una nuova opportunità e modifica l’approccio tradizionale che prevede quasi sempre un trattamento radicale dopo la diagnosi del tumore. In alternativa ad essere sottoposto a una delle terapie radicali come chirurgia, radioterapia o brachiterapia il paziente con tumore indolente è sottoposto a esami e controlli periodici. Questa vale per tutta la vita o fino a quando la malattia non modifica le sue caratteristiche iniziali. Se la patologia cambia siamo in grado di interrompere il percorso osservazionale, intervenire tempestivamente e indirizzare il paziente al trattamento”.

“La sorveglianza attiva è riconosciuta da anni nelle più importanti linee guida internazionali e sta sempre più diventando una valida alternativa terapeutica anche in Italia – sottolinea il dott. Giario Conti, segretario nazionale della SIUrO -. Per molti pazienti è difficile accettare l’idea che non si intervenga subito per rimuovere il tumore e di diventare invece un ‘sorvegliato speciale’. Tuttavia solo meno del 2 % degli uomini abbandona il protocollo per motivi di ansia”.