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Tumore al seno: due nuove molecole Astrazeneca riducono il rischio di progressione in pazienti in fase avanzata pre-trattate con terapia ormonale

Milano, 9 dicembre 2022 – Due nuove molecole, capivasertib e camizestrant, migliorano la sopravvivenza libera da progressione in pazienti con carcinoma della mammella metastatico già trattato con terapia ormonale. Lo dimostrano i risultati degli studi SERENA-2 e CAPItello-291 presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS), il più importante congresso internazionale sul tumore al seno, in corso fino al 10 dicembre.

“Il carcinoma della mammella è il tumore più diffuso nella popolazione femminile, con 2,3 milioni di casi stimati nel 2020 in tutto il mondo – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Circa il 70% è costituito dal sottotipo positivo per recettori ormonali (HR+) e con bassa espressione della proteina HER2 (HER2-low) o HER2 negativo. Le terapie ormonali sono abitualmente utilizzate per il trattamento del carcinoma della mammella HR+. Tuttavia, queste pazienti sviluppano spesso resistenza alle terapie ormonali attualmente disponibili per la malattia avanzata e vanno incontro a progressione di malattia. Da qui la necessità urgente di nuove cure. Capivasertib e camizestrant hanno il potenziale per rispondere a questo forte bisogno clinico”.

Nello studio di fase III CAPItello-291, l’inibitore selettivo di AKT capivasertib in combinazione con fulvestrant ha determinato un miglioramento clinicamente rilevante e statisticamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a placebo più fulvestrant in pazienti con tumore al seno localmente avanzato o metastatico positivo per i recettori ormonali (HR+), con bassa espressione di HER2 (HER2-low) o HER2 negativo, che hanno sviluppato una recidiva o progressione di malattia durante o dopo terapia endocrina (con o senza inibitore di CDK4/6).

I risultati mostrano come capivasertib in combinazione con fulvestrant riduca del 40% il rischio di progressione di malattia o morte rispetto a placebo più fulvestrant nella popolazione globale dello studio (hazard ratio [HR] 0,60, intervallo di confidenza [CI] 95% 0,51-0,71; p=<0,001 mediana 7,2 versus 3,6 mesi). Nel sottogruppo con alterazioni dei biomarcatori coinvolti nel pathway di AKT (PI3K/AKT/PTEN), la combinazione capivasertib più fulvestrant ha ridotto il rischio di progressione di malattia o morte del 50% rispetto a placebo più fulvestrant (HR 0,50, 95% CI 0,38-0,65; p=<0,001; mediana 7,3 versus 3,1 mesi). Le alterazioni del pathway PI3K/AKT/PTEN sono frequenti nel tumore al seno, colpendo circa il 50% dei pazienti con malattia metastatica HR-positiva e HER2-negativa.

“I dati dello studio CAPItello-291, che ha coinvolto 708 pazienti, dimostrano che capivasertib rappresenta una nuova e importante opzione terapeutica, potenzialmente capace di cambiare l’attuale pratica clinica nel trattamento delle pazienti affette da carcinoma della mammella in fase avanzata HR-positivo/HER2-negativo – spiega Alberto Zambelli, Professore associato di Oncologia medica all’Humanitas University di Milano -. In particolare, capivasertib, ‘first-in-class’ tra gli inibitori selettivi di AKT, ha dimostrato di ritardare la progressione di malattia in pazienti che avevano fallito una precedente terapia di combinazione anti-estrogenica + inibitori di CDK4/6”.

Nello studio di fase II SERENA-2, in pazienti in post-menopausa con tumore al seno localmente avanzato o metastatico con positività al recettore per gli estrogeni (ER+), precedentemente trattati con terapia endocrina nel setting avanzato, camizestrant, un potente SERD orale di nuova generazione, ha ridotto significativamente il rischio di progressione di malattia o morte del 42% al dosaggio di 75mg (hazard ratio [HR] 0,58, intervallo di confidenza [CI] 90% 0,41-0,81; p=0,0124; mediana 7,2 versus 3,7 mesi) e del 33% al dosaggio di 150mg (HR 0,67, CI 90% 0,48-0,92; p=0,0161; mediana 7,7 versus 3,7 mesi) rispetto a fulvestrant, attuale standard di cura come SERD.

“Questi dati costituiscono un importante passo avanti verso una potenziale nuova terapia ormonale per pazienti con malattia avanzata dipendente dal recettore per gli estrogeni – afferma Giampaolo Bianchini, Responsabile della Breast Unit presso il Dipartimento di oncologia dell’IRCSS Ospedale San Raffaele di Milano -. Secondo i risultati dello studio SERENA-2, che ha coinvolto 240 pazienti, camizestrant ha dimostrato quasi un raddoppio della sopravvivenza libera da progressione mediana rispetto all’attuale farmaco disponibile che appartiene alla stessa classe di SERD. Camizestrant, inoltre, è stato ben tollerato e ha mostrato simile efficacia ad entrambe le dosi testate”.

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