Roma, 12 giugno 2019 – Dal 2010 al 2019 la sanità pubblica ha subito un definanziamento che ha sottratto circa 28 miliardi. Questo ha determinato cure essenziali non garantite a tutti, sprechi e la progressiva crescita di fondi integrativi per ammortizzare la spesa privata per la salute. La denuncia arriva dal quarto Rapporto della Fondazione Gimbe sulla Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, presentato ieri al Senato. “Nel periodo 2010-2019 sono stati sottratti al 37 miliardi – precisa il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta – e, parallelamente, l’incremento del fabbisogno sanitario nazionale è cresciuto di quasi 9 miliardi con una differenza di 28 miliardi e con una media annua di crescita dello 0,9%, insufficiente anche solo a pareggiare l’inflazione (+1,07%)”. Il DEF 2019 riduce il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e 6,4% nel 2022, mentre l’aumento di 8,5 miliardi in tre anni previsto dalla Legge di Bilancio 2019 è subordinato alle “ardite previsioni di crescita”. “Davanti al lento e progressivo sgretolamento della più grande opera pubblica mai costruita in Italia – ha proseguito Nino Cartabellotta – negli ultimi dieci anni nessun Esecutivo ha mai avuto il coraggio di mettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica, ignorando che la perdita di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, oltre a compromettere la salute delle persone e a ledere un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione, porterà ad un disastro sociale ed economico senza precedenti”.
Rapporto Gimbe: in 10 anni tagliati 28 miliardi alla sanità
12 Giugno 2019
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12 Giugno 2019
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