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ISTAT: nel 2020, un cittadino su 10 ha rinunciato a prestazioni sanitarie

Roma, 10 marzo 2021 – Nel 2020, un cittadino su 10 ha dichiarato di aver rinunciato, negli ultimi 12 mesi, a prestazioni sanitarie per difficoltà di accesso, pur avendone bisogno. E’ quanto certifica oggi l’Istat diffondendo l’ottava edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes).

“Il forte aumento (6,3% nel 2019) – viene spiegato – è certamente straordinario: oltre il 50% di chi rinuncia riferisce infatti motivazioni legate alla pandemia da Covid-19”. L’Istat sottolinea poi che “gli indicatori sulla qualità dei servizi sanitari, elementi utili per valutare gli strumenti idonei a recuperare i danni dell’epidemia il più velocemente possibile, mostrano una riduzione dei posti letto nei reparti a elevata intensità assistenziale tra il 2010 e il 2018 (da 3,51 per 10mila abitanti a 3,04) e una crescita costante del tasso di mobilità per motivi di cura dalle regioni meridionali e dal Centro tra il 2010 e il 2019 (da 9,2 a 10,9 ogni 100 dimissioni di residenti nel Mezzogiorno, da 7,4 a 9 nel Centro)”. Stando ai dati diffusi, nel 2019 sono circa 241mila i medici (tra specialisti e di base) e i pediatri di libera scelta che svolgono la loro attività nel sistema sanitario italiano pubblico e privato. Con quattro medici ogni 1.000 residenti, il nostro Paese si colloca ai primi posti in Europa ma i medici sono mediamente più “anziani” rispetto ai colleghi di altri Paesi europei (un medico su due ha più di 55 anni). La situazione del personale infermieristico non è altrettanto favorevole, infatti l’Italia è agli ultimi posti in Europa per dotazione di infermieri, circa 6 ogni 1.000 residenti. Inoltre, oltre un terzo dei medici di medicina generale (34%) supera la soglia dei 1.500 assistiti nel 2018, quota più che raddoppiata rispetto al 2005, quando era il 15,9%. Tale aumento, significativo nel corso degli anni su tutto il territorio nazionale, è stato più consistente al Nord (dal 17,9% nel 2005 al 46,9% nel 2018), meno nel Mezzogiorno (21,3% nel 2018 dal 16,3% nel 2005).

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