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Fumo: funziona il divieto in auto, -72% d’esposizione per i bambini britannici

Londra, 30 gennaio 2020 – Vietare di fumare all’interno delle automobili, se presenti minorenni, è una norma che funziona. E può aiutare a preservare la salute dei più giovani. E’ questa la notizia che arriva dal Gran Bretagna dove vige una legge che proibisce di fumare nelle auto in cui sono presenti dei giovani con meno di 18 anni. Il provvedimento è stato introdotto nel 2015 in Inghilterra e nel 2016 in Scozia. Il tentativo di limitare l’esposizione al fumo ha ridotto effettivamente l’esposizione al fumo passivo come sostiene un recente studio pubblicato sulla rivista Thorax. I ricercatori hanno intervistato giovani inglesi e scozzesi d’età compresa tra i 13 e i 15 anni. Dei 15.318 intervistati in Inghilterra, il 6% ha dichiarato di essere stato regolarmente esposto al fumo in macchina nel 2012, il 5% nel 2014 e l’1% nel 2016. Per la Scozia invece i dati sono stati: 3% nel 2012, 2% nel 2014 e l’1% nel 2016. Gli scienziato d’Oltremanica hanno calcolato che le norme contro il fumo in auto in Inghilterra sono associate ad una riduzione assoluta del 4% e ad una riduzione relativa dell’esposizione al fumo in auto del 72%. Questa correlazione risulta più evidente in Inghilterra rispetto alla Scozia, dove la legge è entrata in vigore un anno dopo. I ricercatori hanno anche osservato che le bambine e i giovani che fanno parte di gruppi sociali svantaggiati, erano mediamente più esposti al fumo.
“Questa che arriva dalla Gran Bretagna è un’ottima notizia che conferma quanto la comunità scientifica sostiene da tempo – afferma il dott. Paolo Biasci, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) -. Il fumo passivo contiene le stesse oltre 4.000 sostanze tossiche di quello attivo ed è particolarmente nocivo per la salute dei giovanissimi. Nel nostro Paese negli ultimi 15 anni sono stati fatti grandi passi in avanti grazie all’introduzione della Legge Sirchia. Sono però necessarie nuove norme a tutela soprattutto di neonati e donne in gravidanza. E’ quanto sta già avvenendo in alcune nazioni del Nord Europa e auspichiamo che anche l’Italia segua questi esempi legislativi positivi”.