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Effetto pandemia: 1 milione di diagnosi di tumori in meno

27, gennaio 2022 – Un milione di diagnosi oncologiche non eseguite nel 2020, e il 56% di screening per l’Hiv in meno rispetto ai tre anni precedenti, un rischio maggiore di sviluppare sintomi ansiosi, depressivi e stress correlati, l’aumento di dipendenze patologiche e di consumo di farmaci come gli ansiolitici e gli psicotropi.

Sono alcuni degli effetti devastanti della pandemia da Covid-19 sulle patologie acute e croniche, evidenziati da uno studio della Fondazione The Bridge con Università di Pavia, Intexo e Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza (Simeu) presentato durante l’incontro “L’impatto della pandemia sui pazienti no Covid”. Riguardo all’oncologia, nel 2020 le diagnosi mancate dall’inizio della pandemia ammontano a 1 milione e si prevede – stimano gli autori della survey – un incremento di nuovi casi che potrebbero aumentare del 21% entro il 2040. Le interruzioni registrate nella regolare assistenza ai pazienti, tra il 2020 e il 2021, avranno conseguenze specialmente per quanto riguarda i tumori individuati in stadio avanzato. La pandemia non ha causato un impatto particolarmente significativo sulle terapie farmacologiche del cancro, grazie anche all’implementazione di strategie di prescrizione e di somministrazione di farmaci alternative. Fattori quali il ritardo o interruzione nelle cure, preoccupazioni circa la contrazione del Covid-19 e le sue ripercussioni sono stati alla base di una maggior prevalenza di ansia e depressione nei pazienti oncologici. Rispetto all’Hiv, la survey, che ha coinvolto 32 associazioni di pazienti e 63 centri clinici, ha evidenziato come la pandemia non abbia avuto un impatto particolarmente grave sul percorso terapeutico dei pazienti, sia naive che già in terapia: gli ambiti su cui ha impattato in misura maggiore sono stati i ricoveri e il monitoraggio del percorso terapeutico. È stato registrato, invece, un forte calo per quanto riguarda lo screening, stimato intorno il 56% rispetto ai 3 anni precedenti, con picco tra marzo e maggio (-71,9%), le cui ripercussioni si vedranno nel medio periodo. Anche in questo caso è stato riferito che un problema ricorrente ha riguardato l’annullamento di appuntamenti per visite e controlli, sia secondo le associazioni di pazienti (84%) che i clinici (94%).

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