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Dolori o mal di schiena atipico, ecco le spie di una malattia reumatica

Roma, 25 gennaio 2019 – Dolori alle mani e ai piedi e rigonfiamenti anche di modesta entità a queste articolazioni, associati alla sensazione di rigidità al mattino, che può durare fino a un’ora dopo il risveglio. Ma anche una febbricola che non ha apparenti spiegazioni e una sensazione di stanchezza sproporzionata rispetto alle attività giornaliere, oltre che una depressione del tono dell’umore. Sono questi alcuni ‘campanelli di allarme’ che se durano in genere dalle 4 alle 6 settimane possono far pensare alla comparsa dell’artrite reumatoide, una delle più importanti malattie infiammatorie croniche delle articolazioni, e che devono spingere a consultare un medico. A fornire il quadro è il presidente della Società italiana di reumatologia (SIR), Luigi Sinigaglia. “Oggi sappiamo che ogni strategia terapeutica è tanto più sicura di darci dei risultati quanto più precocemente viene messa in atto- spiega Sinigaglia- è fondamentale fare una diagnosi molto rapida per poter istituire una terapia adeguata”. In Italia la prevalenza della malattia è stimata in oltre 400mila casi. “L’artrite reumatoide – aggiunge Sinigaglia – colpisce più frequentemente le donne rispetto agli uomini, quindi è soprattutto nelle donne che bisogna fare riferimento a questi campanelli di allarme”. C’è poi un’altra patologia importante: la spondilite anchilosante, che colpisce circa 600 mila persone. “Per quanto riguarda la spondilite e in generale quel gruppo di malattie chiamate spondiloartriti – evidenzia l’esperto – il campanello di allarme più importante è il mal di schiena. Un dolore lombare dalle caratteristiche particolari. Si parla di lombalgia di tipo infiammatorio, un mal di schiena che insorge soprattutto la notte e investe le prime ore dopo il risveglio”. “Deve essere distinta dal più comune mal di schiena, che avviene invece dopo che si è stati a lungo in piedi o dopo uno sforzo- puntualizza- insieme a questo dolori lombari che spesso si irradiano alle natiche e alle cosce, si fermano al ginocchio, a destra o a sinistra”. In questo caso ad essere più colpiti sono gli uomini, con un rapporto di 7 a 3,8 a 2 rispetto alle donne.