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Da snack a bibite, cibi industriali legati a problemi salute

Dagli snack confezionati alle bibite, passando per zuppe pronte e preparati di carne come i wursterl, i cibi industriali o ultraprocessati si associano a oltre 30 rischi per la salute, tra cui cancro, gravi condizioni cardiache e polmonari, disturbi della salute mentale e morte precoce. Lo rivela una ricerca pubblicata sul British Medical Journal secondo cui diete ricche di cibi ultraprocessati possono essere dannose a più livelli. Lo studio è stato condotto presso la Deakin University, a Victoria.

I cibi ultraprocessati, tra cui prodotti da forno confezionati, snack, bevande gassate, cereali zuccherati in vendita per la prima colazione, prodotti pronti o da scaldare, subiscono molteplici processi industriali e spesso contengono coloranti, emulsionanti, aromi e altri additivi. Questi prodotti tendono anche ad essere ricchi di zucchero aggiunto, grassi e sale, ma poveri di vitamine e fibre, in sintesi poco nutrienti. Possono andare a costituire fino al 58% delle calorie giornaliere in alcuni paesi ad alto reddito e negli ultimi decenni il loro consumo è rapidamente aumentato in molti paesi a basso e medio reddito. I ricercatori hanno condotto una revisione di alto livello di 45 meta-analisi su cibi ultraprocessati e salute, tutti lavori pubblicati negli ultimi tre anni che hanno coinvolto quasi 10 milioni di persone. E’ emerso che una maggiore esposizione ai cibi ultraprocessati si associa costantemente a un aumento del rischio di 32 esiti avversi per la salute. Un maggiore consumo di cibi ultraprocessati si associa a un aumento del 50% del rischio di morte per malattie cardiovascolari, un rischio aumentato del 48-53% di ansia e disturbi mentali comuni e un aumento del 12% del rischio di diabete di tipo 2. Inoltre, un maggiore consumo di cibi ultraprocessati si associa a un aumento del 21% del rischio di morte per qualsiasi causa, un aumento del rischio del 40-66% di morte per malattie cardiache, obesità, diabete di tipo 2 e problemi di sonno e un aumento del 22% del rischio di depressione. “Questi risultati – concludono i ricercatori – supportano la necessità di ricerca urgente e di azioni di salute pubblica volte a ridurne il consumo”. I cibi ultraprocessati danneggiano la salute e accorciano la vita, si legge in un editoriale. Le agenzie delle Nazioni Unite, insieme agli Stati membri, sviluppino e attuino una convenzione quadro su questi cibi simile a quella sul tabacco”.

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