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Covid-19: così danneggia la barriera di difesa del cervello

Roma, 3 novembre 2020 – La proteina Spike del nuovo coronavirus può distruggere la barriera che difende il cervello da incursioni pericolose che giungono dal sangue, la ‘barriera emato-encefalica’, facendo sospettare la possibilità di una vera e propria invasione virale nel cervello e di conseguenza la possibilità di danni neurologici indotti dall’infezione. E’ quanto sostiene uno studio della Temple University pubblicata sulla rivista Neurobiology of Disease. “I nostri risultati danno sostegno alla possibilità che il SARS-CoV-2, o anche semplicemente la proteina Spike circolante nel sangue dei pazienti Covid, possano destabilizzare la barriera emato-encefalica in regioni chiave del cervello” – afferma l’autore della ricerca, Servio Ramirez. “Una funzione alterata della barriera – continua – aumenta enormemente la possibilità di neuro-invasione da parte del coronavirus, offrendo una spiegazione dei sintomi neurologici (da mal di testa a vertigini, da nausea a deconcentrazione, fino anche a delirio e encefalite) che possono accompagnarsi alla COVID-19″, interessando fino all’80% dei pazienti”. Gli esperti sono partiti dal verificare se le cellule delle pareti dei vasi sanguigni (endoteliali) del cervello contengano il recettore della proteina Spike, ACE2, indispensabile al processo infettivo. Nel cervello le cellule dei vasi formano una ‘rete’ a maglie strette, la barriera emato-encefalica appunto, che impedisce il passaggio di sostanze; quindi un impedimento più selettivo e protettivo senza eguali nel resto del corpo. Gli esperti hanno analizzato il cervello post-mortem di un campione di individui e visto che tutti presentano ACE2 sulle cellule endoteliari della barriera emato-encefalica. Esperimenti di laboratorio hanno poi dimostrato che la roteina Spike del cornavirus si lega alle cellule della barriera e può comprometterne la tenuta. Secondo gli esperti ciò è una prova non trascurabile della possibilità di neuro-invasione del SARS-CoV-2 o comunque di detriti virali nel cervello, che potrebbero alla lunga creare neuro-infiammazione e danni.